martedì 29 settembre 2009

soulsavers - broken

Arrivo un po' in ritardo a scrivere di me attraverso questo album. E lo faccio in un giorno in cui so solo perdere tempo.
Ma me no sto qua ad aspettare vari nulla e parte umbalanced pieces. E la voce di Lanegan mi sospende e mi fa bene al cuore. C'è un passaggio in cui ripete tre volte "mother". Ed è lì, alla terza che scende ancora di un niente. Di quel tanto che basta perchè mi scappi un brivido e mi ci ritrovi dentro, perfettamente adatta.
Mi ci sono addormentata con queste canzoni. E le ho avute nelle orecchie nei momenti che volevo ci fossero. Perché in questa colonna sonora di sporche e fumose città notturne, ma anche di strade interminabilmente deserte in lunghi viaggi nella solitudine del nulla, ci sono io. E mi sento a casa.
Ci dovrebbero essere i Soulsavers sotto questo progetto. E una serie di ospiti d'eccellenza. Io ci trovo solo Mark Lanegan e probabilmente è per questo che mi piace.
Che uno può anche peccare di protagonismo e presenzialismo. Ma quando sei nato con una voce così, la sola cosa giusta che ti resta da fare è regalarla al mondo. E cantare, quindi. Magari anche autocompiacendoti e primeggiando un po'. Che te lo puoi permettere.
E tutto il resto intorno sta zitto.
Appunto: silenzio. Quello che vivo da due giorni. Meglio: silenzi. Quattro. Li ho contati bene e li posso descrivere tutti. Il silenzio di un castello di aspettative e progetti che crolla. Il silenzio di movimenti e sensazioni sbagliate da imbavagliare. Il silenzio di dubbi e orgogli che uccide qualcosa che potrebbe essere. Il silenzio che mi fa da pelliccia e che devo ancora trovare il calore che me la farà togliere.
Perché nonostante la strana felicità che sa dare imparare ad uccidere la vita a mezzanotte, non riesco a smettere di credere in questa frase:
when you have no one, no one can hurt you...
Allora aspetto solo che sia troppo tardi.
E perdo del tempo che non ho mai avuto.

martedì 8 settembre 2009

hey rosetta! - into your lungs

Troppo spesso mi sto chiedendo quale sia il livello di invidia accettabile all'interno di un'amicizia. Quanto quello di egocentrismo e quanta poca la sensibilità di stare nell'altro. Credevo che la risposta esatta non comprendesse tali possibilità ma forse devo ricredermi.
Sembrerebbe facile fare un passo indietro e riconsiderare certi rapporti con certe persone... Ma se anche l'Amicizia, quella che è sempre lì, non sa essere felice per te, allora che cosa resta?
Così abbasso la testa e mi scuso. Di cosa poi non lo so. Di quello che sono, forse, che è l'unica cosa che mi resta. E allora mi domando se non ha ragione chi mi dice che devo imparare a difendere me. Se non potessi davvero smettere di piegarmi su un dolore che ogni tanto torna se imparassi a sfogare la mia rabbia invece di lasciarla urlare dai cd che ascolto a volume troppo alto per un luminoso pomeriggio che sta cadendo nell'autunno.
Non lo so, ma intanto mi compro l'ultimo album di un gruppo dal nome ridicolo che però di futile e leggero non ha proprio niente. Sono sei, sono canadesi e rendono con un sound tra l'acustico, l'epico, l'immancabile "indie" e l'orchestrale, il grido che neanche la band più nera, sporca e metallara saprebbe strapparmi fuori.
Non lo so descrivere questo disco. Leggo che ha vinto un tot di premi. E mi sembra giusto così. Ci sono delle chitarre arrabbiate e dei violoncelli "strappamutande". E in entrambi i casi mi viene voglia di sbattere qualcosa contro il muro.
Facciamo che oggi deglutisco ancora.
E che magari alzo ancora un po' di più il volume.
Tanto le orecchie sopportano.
Il resto non lo so ma si vedrà.