domenica 27 ottobre 2013

arcade fire | reflektor

Io e te avevamo un punto di partenza. Ed ogni mattina appoggiavamo schiena contro schiena ed iniziavamo a camminare in linea retta, verso direzioni opposte e speculari. Poi ci fermavamo all'esatta distanza - all'estensione massima dell'elastico che ci univa. E lì ci restavamo per un po'.
Alla sera, quindi, ci voltavamo e ci tornavamo incontro. Ogni passo alleggerito dalla trazione naturale del filo che chiedeva riposo. Ogni passo sempre più vicini.
Hai mai sentito il rumore che fanno le foglie nei boschi, quando precipitano sopra altre foglie morte? È uno scrocchiare triste ed improvviso, che mi ha ricordato il suono sordo del mio cuore, tutte le volte che si è schiantato contro il tuo.
I sogni sono una roba molto strana. Allontanano corpi estremamente vicini e ti fanno ritrovare addosso - così vivo da essere vero - un corpo estremamente lontano.
L'elastico reciso che mi penzola tra le gambe è una coda che si impiglia troppo spesso nel mondo. Ma poi ho la musica che ascolto: spodesta l'ossigeno dagli omini rossi e mi circola veloce nel sangue, muovendo ogni singolo pezzo di me.
Questa mattina mi hai regalato loro ed è ancora primavera.
Nel cielo che guardi tu.
Grazie per questi fiori.

mercoledì 23 ottobre 2013

death cab for cutie | transatlanticism demos

Mi sono lasciata spuntare le ali sulla schiena. Ed ho intrappolato sotto la pelle un fenicottero che sa fare dei monti il suo stagno.
Quello era un posto lontano da tutto. E li ci siamo stati per 24 ore. Precise precise.
In ascolto.
Lasciando salire.
Salendo.
Con i nostri occhi troppo piccoli per contenere l'immensità dei dettagli. E le ciglia che non sanno più stare nella luce - non riescono più a sostenerla. Perché rannicchiarsi nel nero dell'ombra sarà anche molto bohémien, ma è sempre la soluzione più facile. Questo non hai mai voluto ammetterlo a nessuno neanche quando nessuno eravamo io e te.
Un po' come tirare fuori vecchie versioni di nuove canzoni. Oppure un po' come il fatto che alla fine sei sparito anche tu. Seguendo le orme nella neve che tutti fanno una volta entrati nella mia vita. Senza preavviso. Senza spiegazioni utili. Senza una scaglia di zucchero per provare a togliere l'amarezza in fondo alla pancia.
Ho questa assurda necessità vitale di respirare attraverso il tuo sorriso. Galleggiare nelle ore. Sentire l'urlo del vuoto.
Oggi non hai alibi.
Ho di te solo quello che mi dai.

martedì 8 ottobre 2013

trickster p | B

Ho sognato di essere in una stanza.
E poi in quella stanza mi sono inchinata. Mi sono accartocciata. Finché alla fine non era neanche più teatro.
Ho sentito l'acqua salire, togliermi il respiro e colare dagli occhi in gocce nere e dense. Ho avuto i pensieri intrisi di paure, di sussurri vicini come ombre. E tra le dita la terra - ogni volta sempre più terra.
Questa voce, incastrata nel corpo di una bambina per sempre. Queste mani, che ancora e ancora vogliono toccare esplorare penetrare e lasciarsi assorbire. E saranno le ultime a non arrendersi. A cercare l'aria ed il cielo salendo salendo fino all'arrivo della fine.
C'è chi si è addirittura inventato un principe che l'avrebbe salvata con un bacio. Mentre lei è ancora lì. Che labbra su labbra sono sempre e solo l'inizio della maledizione. Della mia.
Ho iniziato la conta dei giorni prima del tempo. Tanto non lo so dire dove sono quando sono persa nei miei pensieri dietro di te.
[uno_due_tre_quattro_cinque_sei_sette]
Ma quando si è morti, poi si è morti per davvero?

lunedì 7 ottobre 2013

enrico remmert | strade bianche

Tutte le tue cose appoggiate per terra facevano disegni strani sul muro. Tutte le tue cose in valigia. Le date che coincidono. Le partenze e poi qualcuno che a volte ritorna.
Le case in cui non ho più saputo entrare. Le non risposte ai messaggi e poi i silenzi, che sono sempre degli spazi in cui si perdono le parole che non si possono dire.
La burocrazia degli uffici pubblici. Il tempo che hai calcolato per cambiarti la vita. Ed infine le economie di scala del mio amore cucite insieme per combattere le coincidenze e le distanze.
Ti auguro di correre. Di dormire dove fa più caldo. Di perdere il sole e di pescare respiri. Di intrappolare le storie nelle ciglia. E di accoccolarti nella tua solitudine. Poi ti auguro di pensare pensieri bianchissimi, da non riuscire neanche ad esprimerli. Di stupirti delle montagne, delle stelle e delle tempeste. Ma soprattutto - sempre e in qualsiasi momento - ti auguro di meravigliarti di te.