lunedì 27 gennaio 2014

mogwai | southbank centre london | 25/01/2014

Le tue parole hanno mangiato tutte le molecole d'ossigeno dell'abitacolo. Adagiandosi poi - sazie e grasse - sulla mia valigia e nell'interno più nascosto delle mie tasche. Le ho sentite tirare giù, quando sono scesa ed ho attraversato la strada puntellata di divieti di sosta e rimozione forzata. Le ho sentite stridere nella battaglia contro la mente e contro i desideri solidificati in monetine da pochi centesimi annegate in fondo alle fontane.
Ho atteso - come solo si attendono gli aerei - che mi lasciassero andare. Chiudendo gli occhi.
Un sobbalzo un motore una preghiera un volo.
E poi la bellezza. L'eterna bellezza - di una risata, un messaggio, un'atmosfera, una città. Il lento scorrere perfetto di me e di te. Sopra questo battito - battito - che è passarsi la struttura di un pezzo e tenerlo su insieme ai nostri fiati sospesi. Che è il rumore flebile dei nostri cuori a metà prezzo. Sempre meno scintillanti eppure in qualche modo ancora capaci di mangiare le palline e scappare dai fantasmi affamati.
C'è qualcosa di estremamente sbagliato nello stare seduti. Nelle coppie che si lasciano nelle caffetterie dei teatri. Nei coinquilini e nei compagni interscambiabili come i pesci negli acquari.
Ma da quassù la somma dei nostri sguardi crea un punto di vista interessante. E non preoccuparti.
Perché anche se siamo dentro le linee di treni che non portano da nessuna parte, per questi giorni non abbiamo alcuna destinazione da trovare. Mi sembra.
Nessuna. A parte noi.

martedì 21 gennaio 2014

mogwai | rave tapes

Cercasi donatore di voce per favola nera con chitarra lacerante.
Narratore senza parole. Di mille miliardi di milioni di storie che nascono oltre gli strumenti ed i pulsanti. Oltremusica.
Racconti che è come nuotare in un acquario di asfalto liquido. Tra pesci che sono note agonizzanti. E rane appannate in una città sotto assedio sintetico.
L'abbiamo aspettato questo disco che fa male al cuore e poi lo disinfetta. Spezza le ossa di ricordi e poi ci sei pure tu a tornare e mi cullo di un pensiero inesistente che tiene caldo per un po'.
Il dolore - a volte ci sfugge - ma non può essere la destinazione finale. Non siamo qui solo per sopravvivere agli effetti collaterali delle medicine contro i rimpianti - che tanto non funzionano mai. Non siamo qui per punirci con la nostra fuga. Ma per ritrovarci nella musica che è come densità. O consapevolezza maggiore di quell'attimo di vita - qualunque esso sia, tanto è il concetto di base quello che importa.
Siamo qui perché ci sono loro, grazie al cielo.
Ancora loro, e ancora.
Noi.

mercoledì 8 gennaio 2014

...a toys orchestra | technicolor dreams flashback tour | tambourine seregno | 04.01.14

I tuoi occhi neri e diamo inizio alla stagione.
Le strade che ho dovuto imparare nel mio pendolarismo imperfetto.
E le tazze di medicinali per arrivare a te da un punto completamente distante. Ora che abito qui. E lo dicono pure le carte ufficiali ed i giornali che arrivano a distanza regolare e costante.
Ci sono in giro troppe solitudini che non riescono neppure a guardarsi negli occhi. Bicchieri lasciati sopra i frigoriferi e vuoti in fondo allo stomaco da riempire con le parole che non riusciamo neanche più a dirci. Che se avessimo attorno delle persone un poco più attente avrebbero già capito tutto. Che se non avessimo attorno queste persone, chissà.
Devo prendere il calore dall'esterno perché qui è così buio che non riesco a ricordare il colore dei miei vestiti. Devo pensare meno alle conseguenze e studiare di più la fratellanza tra incomprensione e silenzio. Il patto di sangue stretto da insoddisfazione, utopia e alibi incessante.
Non ho la pretesa di ottenere qualcosa, no. Tanto te ne vai sempre.
Il mio è solo un piccolo contributo per generare disordine di pensiero.