È come se ci fosse un limite alla delusione. E io ne fossi pericolosamente vicino.
Il passato, che è solo una storia che raccontiamo a noi stessi. E poi il corpo, che ci pensa lui a decidere dove si depositerà il tuo dolore.
E così sono ancora in fila. L'ennesimo esame. La pancia gonfia di quello che non accadrà mai.
E la stanchezza. Perché non è vero che fa male solo la prima volta.
Possiamo provare a crederci, possiamo abituarci - in un certo senso. Possiamo pure fare finta di niente e sorridere. Ma io ti sto dicendo altro - contornando me stessa come gesso bianco - e tu non te ne accorgi nemmeno.
Dove sei?
Davvero, dimmi dove te ne stai. Mentre io mi sento a casa nelle cose di cui gli altri se ne fregano. Nelle voci da urlare ancora una volta. Negli oggetti rotondi incastrati negli scatoloni che è un po' come essere in trappola pure io.
Tu abbracciati.
Perché nella mia guerra per trattenere la bellezza non mi sono accorta che la vittoria non stava in questo.
Ecco, penso che stia un po' tutto qui.
La vita che passa ad uscite discografiche di un gruppo in cui ricado sempre. Il mio oggi. Quello che sono.
Possibile che non riesci a capirlo mai?
è tutto più chiaro sai
se non puoi decidere
hai solo una regola
devi solo vivere.
sabato 18 giugno 2016
mercoledì 1 giugno 2016
giorgieness | la giusta distanza
L'ho realizzato solo ora - che rumore strano.
Che ci sono sempre di mezzo le mie parole, e i tuoi silenzi di ritorno. Che davvero non mi hai detto niente. Ed è sempre come gettare un sasso in un vuoto immenso - tanto da non riuscire neppure ad ottenere un tonfo sordo in cambio.
È che a questo giro mi hai tolto la fiducia. L'illusione. Il credere che in qualche modo l'amore torni indietro, ridando bellezza alle cose. Anche quelle più nere.
È che mi sento svuotata e scivolo su tutto il resto, perché è come se non ne valesse mai la pena. Come se non avessi più forza per alzare le braccia, stendere le dita e provare ad aggrapparmi a qualcosa - afferrare le mani di qualcuno. Non serve più.
Come aver aperto gli occhi - solo ora, per un attimo - su un mondo nuovo. Che è troppo lontano dal mio ma che è quello reale.
Come un gioco, che ti allontana la noia. Come un lucido, che ti risplende l'ego. Come l'amore, quello che crea dipendenza e ferma i cuori. Quello che ti scioglie le gambe e ti trema la pancia. Quello che probabilmente provavo per te e che ora non voglio più - perché fa troppo male.
Mi hai tolto questo, l'ingenuità, la voglia di credere.
È la mia ultima dichiarazione - e poi nulla più.
Sto qui. Non fare niente, tu.
Lo sai fare bene.
Lo sei.
che strano il rumore che fa. la sincerità.
Che ci sono sempre di mezzo le mie parole, e i tuoi silenzi di ritorno. Che davvero non mi hai detto niente. Ed è sempre come gettare un sasso in un vuoto immenso - tanto da non riuscire neppure ad ottenere un tonfo sordo in cambio.
È che a questo giro mi hai tolto la fiducia. L'illusione. Il credere che in qualche modo l'amore torni indietro, ridando bellezza alle cose. Anche quelle più nere.
È che mi sento svuotata e scivolo su tutto il resto, perché è come se non ne valesse mai la pena. Come se non avessi più forza per alzare le braccia, stendere le dita e provare ad aggrapparmi a qualcosa - afferrare le mani di qualcuno. Non serve più.
Come aver aperto gli occhi - solo ora, per un attimo - su un mondo nuovo. Che è troppo lontano dal mio ma che è quello reale.
Come un gioco, che ti allontana la noia. Come un lucido, che ti risplende l'ego. Come l'amore, quello che crea dipendenza e ferma i cuori. Quello che ti scioglie le gambe e ti trema la pancia. Quello che probabilmente provavo per te e che ora non voglio più - perché fa troppo male.
Mi hai tolto questo, l'ingenuità, la voglia di credere.
È la mia ultima dichiarazione - e poi nulla più.
Sto qui. Non fare niente, tu.
Lo sai fare bene.
Lo sei.
che strano il rumore che fa. la sincerità.
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