sabato 5 dicembre 2009

giorgio canali & rossofuoco - 04.12 il circolone

Scrivo poco ma scrivo ancora di lui. Monotonia, fissazione o semplicemente mancanza di alternative, chissà. Io so solo che mi faccio far bene dalla mia passione per la mia musica ed un concerto così, ora, è un'utile riserva di serenità.
Il posto è piccolo, e anche Giorgio lo è. Più del previsto. Ma poi c'è tutto quello che a fa a restituirgli qualche centimetro e chilo in più ai miei occhi; insieme alla giusta dose di cattiveria, ovvio. Perché ok il rocker romantico, ma quando partono chitarrone e batteria sulla malinconica lezioni di poesia, si sente che è più giusto così, visto che alla fine, vaffanculo, io canto di te.
Io. E lui canta col giusto sfasamento, arrivando perfettamente prima o quell'attimo dopo che sorprende, fa riscoprire le canzoni e, cosa fondamentale, spiazza quelli da karaoke collettivo. Che se devo urlare parole su basi conosciute allora me ne restavo in camera mia. O nella mia piccola macchina bianca.
C'è tutto un giorno di tempi incastrati che pesa sulle gambe e lo sento. Ma sento anche Luca Martelli che pesta come se fosse alle spalle di un cantante metal, con un'energia e una convinzione che c'è da fermarsi e incantarsi. E vedere la delusione che scivola attraverso le sue braccia, alleggerendo il cuore e facendomi ritrovare il mio punto di equilibrio instabile.
Ancora funambola ed affascinata mi sveglio sul mio giorno in una Milano scintillante. Io arrivo con in testa l'ultima canzone del solito Manuel - sempre troppo vera anche quando duetta con una voce intoccabile - e lei mi accoglie con una strana installazione di lancette e quadranti, capace di strapparmi un sorriso e di adattarsi bene alla confusione leggera di oggi.
Così scopro che si può ridere con signore insospettabili e provare a dare un valore all'andare in bagno accompagnata dall'arte in esposizione.
Così mi godo tutti i baci che ricevo. Il rosso cioccolato che ripaga un ascolto forzato. Il "grazie"di uno studente belga che non conosce il mio debito verso la sua lingua - o almeno una delle due. L'"incredibile piacere" di chi non avresti mai scommesso di ritrovare, ma che qualcosa ha riportato sulla tua strada per un gioco di improbabili e irripetibili coincidenze.
Capisci perché oggi sono serena?
Perché guardo il mondo col filtro della magia dimenticata nel mondo delle favole. Perché tutto vale e sembra avere un senso che mi sfugge. Tutte queste piccole cose.
Perché mi sento esistere così.
E allora, come mi dice qualcuno, lunga vita.

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