venerdì 11 dicembre 2009

vasco pratolini - il quartiere

Tutta la mia voglia di leggere in questo libro. E il piacere di scoprire che effetto fa vivere nel mondo immaginario che vorrei. Dove un ragazzo sa prendersi la colpa degli sbagli di un amico, perché non ha saputo alzargli la faccia e leggergli negli occhi la sua segreta richiesta di aiuto. Dove un padre riesce a spiegare al proprio figlio cosa voglia dire innamorarsi davvero, distinguendo l'insoddisfatta serenità dell'abitudine dalla bellezza del dolore che viene dal sentimento vero.
Parole che mi sembra di aver già sentito. Qualche giorno fa. Vino, amica e lacrime. Una frase che fa vedere tutto da un'altra prospettiva e apparire alla memoria due soli attimi. Insieme alla sorpresa di sentirmi semplicemente fiera per averli sentiti vivere.
Ci sono persone più competenti di me per parlare di questo libro. E molti l'hanno già fatto. Lascio a loro i commenti seri. Io mi limito a riportare due citazioni che mi sono rimaste impresse.
Prima di tutto questo passaggio, semplice e magnifico, che riassume tutta l'anima della storia:

"Eppure possiamo leggerci dentro al cuore l'uno con l'altro, seguirci in ogni strada o piazza e fra le mura delle nostre case di Quartiere. I nostri sogni sono stati così uguali che per formare diverse le nostre storie abbiamo dovuto dividerci le occasioni, come da fanciulli si prendeva ciascuno una qualità diversa di gelato per assaggiarle tutte.
Ma ora abbiamo i tacchi alti e le ginocchia coperte; e una finzione negli occhi se ci guardiamo. Ma basta che uno di noi volti un angolo di strada o salga una rampa di scale perché gli altri possano seguirlo in ogni gesto, come in uno specchio. Ce ne siamo dette le ragioni un giorno lontano, con pugni e abbracci, muco sotto il naso: non c'è nulla che possa sfuggirci nell'affetto che ci lega. Lasciate che la finzione ci squassi, o la vita, col cuore che si fa grosso e noi che lo comprimiamo. Un giorno saremo ancora tutti assieme, seppure coi corpi consumati da contatti estranei. Ma i nostri corpi sono abituati a dormire su un materasso di foglie, a soffrire di geloni, si sono nutriti di cavolo e lempredotto, come volete che ci faccia paura ritrovarci un po' diversi in viso? Credete che non ci riconosceremo?"

E poi quest'altra frase, che suona così splendida anche se ammetto di non comprenderne appieno il senso:

"Ci può essere un modo di voler bene a una donna che è peggio di abbandonarla"

Però, adesso che è facile, ci rifletto su...

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