domenica 3 gennaio 2010

tom waits - rain dogs

Ci sono delle cose che nascono per non essere apprezzate subito, se non da pochi eletti.
Io non sono forse mai stata in quel gruppo e ci ho messo anni per capire questo cd. Un lento viaggio al contrario, partendo da chi suona pensando a chi ha pensato a lui e così via, sempre più su, risalendo passo passo fino a qui.
Ora ce l'ho appiccicata addosso questa musica sporca e la sua voce ruvida come la ruggine: mi ha accompagnata in un passaggio che non ho sentito e, vi prego: aiutatemi a trovare un valido motivo per smettere di schiacciare play ogni volta che il lettore finisce di leggerne le 19 canzoni!
Come in tutte le cose: è questione di volontà.
Appunto: non è mica facile.
Di fronte ad una musica come questa ci si sente solo molto piccoli. Perché lei è lì, immutabile e perfetta da 25 anni, mentre a me basta esitare un secondo di troppo per mettere tutto in discussione e ritornare quasi daccapo. Che fregatura!
Allora concedetemi di aggrapparmi a questa certezza, in una giornata di confusione e di incanto davanti ad una fotografia che ho scattato distratta ad una città che amo solo lì. Oggi che ci pensano un sole abbagliante e un vento pungente a giustificare le lacrime dai miei occhi. E l'entrata finale di un sax insieme alla tremenda bellezza di sentirsi uguale a qualcuno di reale, capace di scrivere quello che tu hai solo paura di pensare a voce alta.
Almeno questo non c'ho messo troppo tempo a capirlo.
Così ri-prendo delle scelte e ringrazio chi, senza neanche doverci riflettere, mi ha messa al primo posto.
Anche se non leggerai, questo post è tutto per te.

(scritto ieri)

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