Ogni giorno ha un suo domani. Anche quelli che dovrebbero fermarsi lì, apparentemente finiti nella loro perfezione. Un altro giorno dal quale voltarsi a guardare un ieri, riviverne parole e sensazioni. E trovarci tutti gli sbagli commessi.E' una cosa così malata che mi riesce proprio bene, questa. Anzi: posso fare molto peggio. Cercando gli spazi di una vita in cui altri possono esserci e perdendo i colori del mondo in un'immagine dalla quale ci guardiamo a vicenda.
Non sto abbastanza attenta a me, lo so.
Allora lasciatemi tornare in un ieri più lontano.
Fatemi sentire la meraviglia di cercarsi nei ricordi. E scoprire che non abbiamo ancora bisogno del passato per viverci nel presente. Quando ci sorridiamo spaesati di fronte ad un concetto di stabilità che non ci appartiene e ci teniamo stretti ai sedili di una macchina troppo costosa per noi e per i nostri inconcepibili progetti.
Esistono canzoni che vivono della dimensione sonora della presenza. Altrimenti non si spiega perché poi da sola non riesco ad ascoltarle.
E poi ci sono sempre loro.
Quindi silenzio: parte la mia musica da solitudine.
Una promessa di mondo che non si smentisce mai. Una dimensione nera e graffiante. Con la rabbia giusta, la giusta tristezza e le parole crude e cattive delle didascalie che appendo ai quadri dei miei giorni.
Me la respiro e la inzuppo, che tanto è dentro te che sei solo, è dentro te che sei il re. Chiudo gli occhi coi miei cento demoni che mi fanno compagnia. Poi mi sveglio ed è oggi: e per una menzogna non posso farlo.
Non compararmi la vita e non cercare di immobilizzarmi nei tuoi dipinti: io sono quella che ha pianto prima e riderà con te dopo. O viceversa: se vuoi giocare, devi essere pronto a perdere in ogni caso. Siamo troppo simili per continuare a fingerci indifferenti mentre ci aspettiamo. E spingerci lontano quando stiamo per raggiungerci. Lasciami stare che ho capito come funziona: ci piace farci male e vedere che sulla nostra pelle c'è solo sangue, quando sai che sei fedele a quello in cui non credi più.
Ma credo di essere già abbastanza brava da sola a grattarmi le ferite. Non sono più sicura di volere anche le tue unghie.
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