domenica 5 settembre 2010

arcade fire - arena parco nord 02.09 - bologna

Non c'è altro da fare: io alzo le braccia.
Ho provato a lasciar passare qualche giorno ma ora mi arrendo ufficialmente all'evidenza che non esistano parole per spiegarla, una cosa come questa. Il tour di un cd che per capirlo davvero bisogna ascoltarlo molte volte. Oppure una sola, ma fatta in questo modo qui. Che la vita sarà anche nascere, morire e qualche chiacchiera. Ma qui ci sono solo le emozioni. Quindi: come la mettiamo?
Come la delusione di tutte le promesse che continuano a farmi. Quelle che non faccio io e che poi me le mantengo tutte. Così che gli altri si sentano in diritto di pretendere e di giudicarmi senza sapere niente di me. Soprattutto che io, diversa da così, proprio non ce la faccio ad essere.
Diversa dalla ragazza che per un concerto dà tutto quello che serve - in soldi, chilometri ed energie. E pretende di conseguenza. Così che poi, quando è dentro ad uno spettacolo del genere, è normale che se ne vada in giro appagata ed affascinata per giorni, restituendo a pretese assurde e sermoni gratuiti quel sorriso beota che proprio non riesce a togliersi dalle labbra.
La gioia di aver vissuto la dimostrazione che nel 2010 può ancora esistere un gruppo come questo. Capace di buttar lì nel disco d'esordio la canzone che Bono insegue da troppo e probabilmente non saprà scrivere mai più. E farsela rimandare indietro dopo sei anni da una folla con la pelle d'oca. E' un po' come trovare qualcosa ancora in grado di accompagnarti per la tua generazione in questo mondo mordi e fuggi. Dove tutto si tiene per il tempo del comodo e del necessario. Corpi, cuori e menti comprese.
A volte mi domando se è davvero possibile che un semplice concerto mi faccia stare così bene. Poi ripenso alle ultime ore assurde e al fatto che proprio non ce la faccio a non farmi scappare da ridere. E la risposta - cazzo - è proprio sì.
E - aggiungerei - per fortuna che non so esserlo, diversa da così.

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