Vorrei sapere chi ha fatto piangere novembre. E poi non lo consola neanche. Lacrime sottili ma violente che scorrono ininterrotte fino ai piedi. Così che ora abbiamo un bel tappetino umido da mettere fuori dalla porta per dare il giusto benvenuto a questo disco.Grigio su grigio per creare il fumo denso in cui rimangono intrappolate le nostre illusioni. Lì dove poi si disfano al primo acquazzone, che qui ci basta il maltempo per abbassare il livello d'allerta delle polvere sottili.
Mi sa che non sono altro che questo i nostri sogni: particelle nocive che non erano comprese nel pacchetto "creazione del mondo". Per questo ci tengono ai margini e stanno con noi solo fino a quando produciamo calore.
Pensavo se non poteva essere perfino normale tutto questo. Calcare il nero sotto gli occhi così da inventarsi una scusa concreta per non piangere. Vestirsi leggeri e camminare veloci sotto la pioggia solo per sentire che il freddo viene da fuori, quando ci si ferma - e non da dentro. Ostinarsi nella convizione che la gente sia meglio, quando non è neanche capace di farcelo credere. E guardare con ammirata invidia tutta questa rabbia.
Un atteggiamento di risentimento costante e continuo che poi ti incazzi e ci tiri fuori un disco come questo, ok. Ma intanto ti sei creato la tua corazza per proteggerti dallo sciame di proiettili.
Io invece lo so che tra poco ritorno indifesa, perché questo è il mio difetto di fabbricazione.
Torno a perdere acqua dagli occhi su queste canzoni che finiscono in modo strano, quasi non ci avessero detto tutto quello che dovevano. Un po' come la mia collera, che se ne va ai primi raggi e resto solo io, con la mia delusione e i progetti impossibili di arricchirmi senza fregare nessuno. Come la tua fretta di salutarmi, così che le conversazioni si chiudono senza aver capito bene di cosa stavamo parlando. O cosa stavamo tralasciando di dirci.
Niente da dimostrare e nulla da fingere. vasco brondi che fa ancora le luci della centrale elettrica, senza nessuno da convincere e nessuno da conquistare. Che tanto poi ci fregano sempre. Ma almeno abbiamo detto le nostre cose e lo abbiamo fatto nel modo distintivo che abbiamo per dirle.
Vorrei che fosse sempre così facile riconoscere le persone. Amarle od odiarle e ricevere in cambio lo stesso. Senza raggiri e doppi giochi, solo sincerità per quello che si è.
Non è vero che siamo diventati forti. Le nostre guance continuano a sciogliersi sotto le lacrime. Non c'è ruggine perché non c'è ferro e i solchi lasciati saranno le nostre rughe di domani.
Stare con te è tra le poche cose belle. Allora passami la giacca che scappiamo da questo cinema e ce ne freghiamo se gli altri si arrabbiano. In fondo è quello che vogliamo: gli insulti ma diretti, invece del solito cordiale disprezzo.
Lo sappiamo bene che questa per ora non la possiamo chiamare felicità, ma ce la facciamo almeno ed evitarci il peggio?
tra le lettere d’amore scritte a computer
che poi ci metteremo a tremare come la California, amore
nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle
a dichiarare guerre, a scrivere sui muri
che mi pensi raramente
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