

Per questa sera regaliamoci il Teatro con la lettera grande. Costumi sfarzosi e scenografie che non devono piegarsi alla logica dell'economia e dell'assegnazione di un nuovo, insolito uso agli oggetti più strampalati. Ci riempiamo le orecchie di dialoghi spediti e saltellanti che quasi balliamo sulle poltroncine in posizione privilegiata, da dove illuminamo il palco coi nostri occhi luccicanti e i denti splendenti nell'esposizione forzata di sorrisi involontari.Sono tre ore di incalzante bellezza e serenità: merce rara di questi tempi, da conservare gelosamente. Lavoro di prevenzione, coi puntelli che vanno messi prima e per bene, altrimenti i soffitti crollano e accade l'irrimediabile. Poi possiamo anche discutere su chi ha perso ed è il colpevole. Ma intanto siamo diventati tutti più poveri e nessuno ci dà mai indietro niente.
La lezione è che non importa rovinarsi: basta esserci ed apparire sotto il sole. Tutti i personaggi delle maschere perfette, così che tu conosci già il suono che uscirà dalle loro bocche e le mosse che faranno i loro corpi. Ma, nonostante questo, li stai ad ascoltare con attenzione fino alla fine. Li guardi aprire i vari cassettini ed estrarre a comando ragione e pensieri lieti. Fino a quando non capisci che dietro tutte le impeccabili facciate che puoi costruirti, poi è sempre l'infelicità quella che conta.
"Chi ha della stima per una persona, non può nutrire tali sentimenti. E dove non vi è stima, non vi può essere amore. E se non mi amate, lasciatemi. E se non sapete amare, imparate."
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