Lui cupo e nero. E voce che sai.
Cola nella pancia. Vibra nello
spazio vuoto lasciato dalle reazioni che rivorrei. In questo tempo in
cui gli occhi sono piatti come bottoni e la pelle è come una macchia d'olio
impenetrabile.
Che poi penso lui faccia pure bene a fare come fa.
A
cantare le sue canzoni come se lo facesse solo per sé, dico. A
guardarsi la punta delle scarpe quando partono gli applausi come se
bastasse questo per cancellare tutto il pubblico di fronte.
Ha addosso la solitudine. E se fosse da solo a cantare, sarebbe esattamente così.
Triste. Come hai riassunto tu.
Che
quando ti parlo ho l'impressione di pregare dio, tanto sei lontano ed
irreale. Tanto mi sembri irraggiungibile.
Ma io potevo vederti fino
all'invisibile. Fino al punto in cui nemmeno tu forse ti saresti
riconosciuto. Per questo sei scappato così veloce.
E affinché si possa parlare di
baratto, ora devi darmi qualcosa in cambio di tutto questo. Altrimenti è
solo un furto e io di sangue ne perdo già abbastanza.
In questa fiera delle delusioni.
Lasciatemi fuori dalla festa.
Che io il bersaglio non lo so proprio centrare.
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