giovedì 18 luglio 2013

mark lanegan | longlake festival lugano | 17.07.13

Lui cupo e nero. E voce che sai.
Cola nella pancia. Vibra nello spazio vuoto lasciato dalle reazioni che rivorrei. In questo tempo in cui gli occhi sono piatti come bottoni e la pelle è come una macchia d'olio impenetrabile.
Che poi penso lui faccia pure bene a fare come fa.
A cantare le sue canzoni come se lo facesse solo per sé, dico. A guardarsi la punta delle scarpe quando partono gli applausi come se bastasse questo per cancellare tutto il pubblico di fronte.
Ha addosso la solitudine. E se fosse da solo a cantare, sarebbe esattamente così.
Triste. Come hai riassunto tu.
Che quando ti parlo ho l'impressione di pregare dio, tanto sei lontano ed irreale. Tanto mi sembri irraggiungibile.
Ma io potevo vederti fino all'invisibile. Fino al punto in cui nemmeno tu forse ti saresti riconosciuto. Per questo sei scappato così veloce.
E affinché si possa parlare di baratto, ora devi darmi qualcosa in cambio di tutto questo. Altrimenti è solo un furto e io di sangue ne perdo già abbastanza.
In questa fiera delle delusioni.
Lasciatemi fuori dalla festa.
Che io il bersaglio non lo so proprio centrare.

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