La sua presenza è ancora una lieve pressione sulla pelle della mano.
Averlo davanti come se fosse normalità. Sorridergli. Sorridersi.
E portare questa luce tra le labbra contro i risvegli gelidi, gli eventi
falliti e le assunzioni di responsabilità delle proprie parole.
C'è qualche centimetro di aria sotto le suole delle scarpe. Lì dove si è
appiccicato il pensiero di me su di me che oggi respira - respira -
perché qui è tutto business class. Non facciamo in tempo a chiedere. Gli
specchi sono acquari profondissimi da cui ci guardano versioni di noi
capaci di tutto. E ci scagliamo addosso le emozioni per riaverle
indietro ancora più forti. Sopraffatti dal fascino che fa toccare un
mito.
Roma potrebbe bruciare là fuori e saremmo comunque tutti salvi.
Senza fatica, daremmo vita a giorni fantastici sulle ceneri del
buio. Ed il senso di tutto questo sarebbe solo una grande bellezza.
Quello che ci serve è stare insieme per un giorno e rischiare di essere felici.
Prima che crolli il mondo.
Non si può neanche fare un sogno?
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