lunedì 27 gennaio 2014

mogwai | southbank centre london | 25/01/2014

Le tue parole hanno mangiato tutte le molecole d'ossigeno dell'abitacolo. Adagiandosi poi - sazie e grasse - sulla mia valigia e nell'interno più nascosto delle mie tasche. Le ho sentite tirare giù, quando sono scesa ed ho attraversato la strada puntellata di divieti di sosta e rimozione forzata. Le ho sentite stridere nella battaglia contro la mente e contro i desideri solidificati in monetine da pochi centesimi annegate in fondo alle fontane.
Ho atteso - come solo si attendono gli aerei - che mi lasciassero andare. Chiudendo gli occhi.
Un sobbalzo un motore una preghiera un volo.
E poi la bellezza. L'eterna bellezza - di una risata, un messaggio, un'atmosfera, una città. Il lento scorrere perfetto di me e di te. Sopra questo battito - battito - che è passarsi la struttura di un pezzo e tenerlo su insieme ai nostri fiati sospesi. Che è il rumore flebile dei nostri cuori a metà prezzo. Sempre meno scintillanti eppure in qualche modo ancora capaci di mangiare le palline e scappare dai fantasmi affamati.
C'è qualcosa di estremamente sbagliato nello stare seduti. Nelle coppie che si lasciano nelle caffetterie dei teatri. Nei coinquilini e nei compagni interscambiabili come i pesci negli acquari.
Ma da quassù la somma dei nostri sguardi crea un punto di vista interessante. E non preoccuparti.
Perché anche se siamo dentro le linee di treni che non portano da nessuna parte, per questi giorni non abbiamo alcuna destinazione da trovare. Mi sembra.
Nessuna. A parte noi.

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