I tuoi occhi neri e diamo inizio alla stagione.
Le strade che ho dovuto imparare nel mio pendolarismo imperfetto.
E le tazze di medicinali per arrivare a te da un punto completamente distante. Ora che abito qui. E lo dicono pure le carte ufficiali ed i giornali che arrivano a distanza regolare e costante.
Ci sono in giro troppe solitudini che non riescono neppure a guardarsi negli occhi. Bicchieri lasciati sopra i frigoriferi e vuoti in fondo allo stomaco da riempire con le parole che non riusciamo neanche più a dirci. Che se avessimo attorno delle persone un poco più attente avrebbero già capito tutto. Che se non avessimo attorno queste persone, chissà.
Devo prendere il calore dall'esterno perché qui è così buio che non riesco a ricordare il colore dei miei vestiti. Devo pensare meno alle conseguenze e studiare di più la fratellanza tra incomprensione e silenzio. Il patto di sangue stretto da insoddisfazione, utopia e alibi incessante.
Non ho la pretesa di ottenere qualcosa, no. Tanto te ne vai sempre.
Il mio è solo un piccolo contributo per generare disordine di pensiero.
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