Le domeniche sono giornate che - se non ci stai troppo attento - te le puoi costruire in modo veramente schizoide.
Passare da una macchina a una tomba a un teatro al guardarti negli occhi e finalmente avere qualcosa che potremmo considerare un dialogo - io e te. Con tutti gli altri a quel passo di distanza sufficiente per creare uno spazio scenico attorno.
Le domeniche sono giornate che hai voglia a sentirti sola. A cercarti sulla pelle l'abbraccio che è rimasto intrappolato là, dove eri solo in potenza. A portarti nel posto giusto e a riconoscere che, se chino un po' la testa e poi guardo in su, il sole di ottobre non è altro che un faro puntato verso la conquista.
Mi sono seduta perché ho troppe assenze da vivere. Troppe colonne d'aria attorno a me, lì dove dovrebbero esserci tutte quelle persone che per qualsiasi motivo non hanno fatto parte della mia vita. Per volontà diverse, per tempismi non conformi, per squilibri interni e/o relazionali.
È che io mi abbandono, lo so. A volte mi lascio proprio da sola, intendo. Ma poi mi lascio anche cadere nelle cose. Mi ci arrendo.
Perché oggi è già domenica ed è quello che sto cercando di dire.
Che anche se non ci siamo.
Va tutto bene.
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