Sono corsa giù in città perché dovevo vederti. O, meglio, vedere l'effetto che mi faceva rivederti.
Vado senza protezioni e le provo tutte per ampliare questi minuti. Per buttarci dentro tutta la vita di cui sono capace. Anche se la vita poi mi lascia così. Disordinata.
Allora ti scrivo ti racconto e ti chiedo. Poi ti cancello ti sogno e il mattino dopo ti ritrovo in un messaggio che io non ci ho creduto mai ma tutti mi dicevano che l'avresti fatto. Ancora una volta. E mi dissolvo. In questi enormi spazi vuoti dove è meglio dirsi ogni singola verità che possiamo. Farci ancora del male, ok. Ma farcene meno di quando me ne sto al buio a giocare di non essere me. Di non essere così speciale come ognuno di voi ci tiene a precisare dopo avermi spinta via.
Ho suoni potenti e riprese che vanno oltre la paura. Ho ricordi con te che mi riscaldano la pancia da un punto profondissimo che sta dentro e che ti posso indicare con assoluta precisione. Ho provato in tutti i modi. Sono pure tornata a loro ma evidentemente non mi resta altro da fare.
Contro quello che mi è incomprensibile ma sono comunque io.
Li tengo.
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