Esco spesso con me. E quasi sempre ci faccio caso.
A dove capito. Al destino che mi gioca addosso. E - anche in mezzo a tutta questa gente - a quello di cui è fatto l'intorno.
In questo teatro che è una rivoluzione vi noto subito.
Voi siete quattro occhi che mi si sorprendono contro e poi scivolano via veloci. Siete due divise riconoscibili che da lontano mi seguono e in qualche modo ritornano. Mi sfilano contro.
Danziamo di questa gente. E di un mondo in cui possiamo essere tutti imperfetti conosciuti. Ecco perché ci squadriamo come pericoli mentre se - se non ci sapessimo - dovremmo solo sorriderci e presentarci. Tutto qui.
Quando poi ho deciso di scendere e ti ho parlato, non so neanche perché l'ho fatto. Forse volevo ridarti un ricordo reale. O forse non volevo far altro che cambiare modo di giocare.
Scappare dalle ossessioni e dalle congetture.
Averti ancora. E non barare.
Pensare che siamo ancora nello stesso luogo. Nello stesso tempo e nello stesso fare.
Ma anche se è ancora tutto così.
Tutto può ancora cambiare.
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