Da un po' di anni - non so nemmeno dire da quando - mi capita di svegliarmi nel pieno della notte con un buco nello stomaco.
È la fame.
Di felicità di emozioni di amore di speranza. Di tutte quelle scemenze banali e rassicuranti come il pane fresco, la musica senza pretese, il conforto di un abbraccio e via dicendo.
Personalmente persa in una guerra costante. È il conflitto che arriva e ti
ribalta la quotidianità. Che ti strappa via il concetto di normalità dal gesto più semplice di ogni giorno. Che ti rende pazza, se non ci stai attenta. Perché ogni minuto è una lotta per la sopravvivenza. Ogni. Singolo. Minuto.
In qualsiasi momento le biciclette possono diventare armi. E il tuo destino giocato a bandiera, come accadeva nei centri estivi ed era sempre un tentativo per dimostrare ai tuoi compagni di squadra che non eri proprio il peggiore. In ogni momento - come è stato oggi - posso chiederti se la ami e guardarti negli occhi. Vederti dare la risposta più bella distogliendo lo sguardo come se fosse vergogna. Ecco quanto ci ha rovinato il mondo.
Mi sono ammalata di lucciole. Della meraviglia che fanno.
E per la stessa meraviglia al posto tuo avrei urlato. Per quella cosa che da qualche parte qualcuno riesce ancora a chiamare felicità.
Ma sono al posto mio. Sono qui.
Sono viva.
Ed è solo l'inizio.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento