domenica 7 giugno 2015

levante + thegiornalisti | miami festival milano | 06.06.2015

Possiamo lamentarci di questo caldo, sì. Oppure possiamo prendere e andare al MiAmi. Stelle scadenti in una notte di musica fuori dalla geografia europea. All'inseguimento costante di qualcosa che forse è un'illusione, più probabilmente solo un presentimento.
Come in una storia d'amore. Che poi bisogna fare tabula rasa per potersi scegliere ancora. O per scegliere qualcuno che non sia ancora tu - quello sarebbe meglio.
Perché non si eredita un destino. No, non è possibile. Piuttosto, si prende dal passato qualcosa di molto più profondo ed istintivo. Si eredita una paura, ecco. Ma non una qualsiasi: un tuo particolare tipo di paura.
La mia è tutta dietro queste parole. Nel senso che sta nella stessa aria che le ha generate. Sta un passo dietro ed è forza di gravità che tiene a terra.
È per questo che oggi canto. Perché vorrei già essere in quelle frasi - assolutamente - ma la vita si inventa sempre modi molto elaborati per darti ragione. Il mondo ti scompiglia le basi, sì. Ma poi non è che si rimetta in ordine alla velocità che vorresti tu.
Qualcuno mi insegni la pazienza, allora. Ma la butti nel sangue. Che poi troverò un pensiero per renderla convenzione - o quantomeno previsione. Qualcuno mi porti a sentire il vento dell'est o il canto di roma contro l'indifferenza. E già che c'è, mi tolga pure dall'essere un numero in questo grande parco dove dimentico l'intorno. Almeno ci provi, per favore.
Che sono solo i corpi a dettare la vita
- tutto il resto è solo una conseguenza.

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