domenica 30 agosto 2015

armenia | 20 - 30 agosto 2015

Questo utilizzo smodato del mezzo fotografico.
Del dover sempre interfacciarsi con il mondo attraverso il filtro di uno schermo - qualunque esso sia. Quasi fossimo due cose distinte. Quasi come il tuo, che avrei voluto esserci quando si è illuminato ed era proprio quel giorno lì. Così, solo per sapere cosa ti ha ricordato. Così, solo per sapere quanto te ne sei fregato.
Potrei iniziare a sostenere questi occhi aridi incapaci di distogliersi. Sono uomini dritti sull'orlo dei marciapiedi - sulla soglia di due mondi lontanissimi. Sono come potremmo essere noi: sguardi abituati ad incontrarsi senza mediatori culturali tecnologici. Intensità allo stato grezzo contro i nostri discorsi banali mentre dovremmo divorarci di domande. Per la facilità che abbiamo di incontrarci di studiarci e poi di tenerci a distanza di insicurezza. Per la musica che mi sparo sempre nelle orecchie mentre guardo fuori. Mentre ti guardo che tanto poi torno a casa e torna tutto come prima. A girare insieme ai cd che ho fatto. A girarmi indietro per partire alla ricerca delle parole che non ho detto e delle mani che siamo stati insieme e non ci siamo toccati mai.
Per me è come se non avessi pelle abbastanza. E pupille liquide che devono trascinare i ricordi giù nel fondo.
Sì, penso sia così.
Che gioco strano.
Che spreco. Che possibilità.
O forse è solo questo.
Che vita.

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