Mi sono rimaste le montagne addosso.
I sedili d'erba, la terra sotto le mani, le conversazioni con le cascate e gli abbracci caldi che sanno dare i ponti di legno.
Mi sono rimasti i monologhi interiori, le parole che mi sono riversata contro e la rugiada dei mirtilli. Prima delle mie lacrime.
Sono partita sola e sono tornata con me stessa. Mi sono portata a casa un bel po' di pezzi e poi li ho rimessi nello zaino per risalire di nuovo, per ricercare un'altra volta l'emozione che è come la prima. Per raccontarti come mi parlo il mondo, da che sono così.
Sono di nuovo su.
Ed essere qui toglie i ricordi. Che è tutto il mio amore non voluto e poi è solo un passaggio obbligato sul calendario che nulla può quando il teatro trova nei monti la sua scenografia perfetta.
Ecco perché me ne sono dimenticata. Perché mi piace quando mi siedo vicino, quando mi aspetti ai concerti impossibili, quando me ne frego e quando anche tutti questi messaggi non serviranno a niente.
La differenza è che questa volta lo so. Lo so già da ora.
E cambia qualcosa a livello di sangue.
Come questo sole, che è pregato di scaldare.
Come questo eroe, che è pregato di lottare.
Come questo istante, che è pregato di restare.
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