domenica 17 aprile 2016

arcaladanza | constelaciones | teatro sociale di como | 15.04.2016

Ho costruito il mio mondo, prima.
E poi ci ho messo dentro la mia casa.
L'ho fatto piano, l'ho fatto male, forse. Ma l'ho fatto come volevo io.
L'ho fatto che mi ci sento protetta, che ci vorrei portare te, che mi basta poco ma che ci sono delle cose che non devono mancare mai.
Ma l'ho fatto anche che a volte vorrei fuggire, che mi sembra di aver in qualche modo sbagliato, che mi viene da urlare e che, soprattutto, vorrei poter essere meno forte. Chiudere gli occhi, appoggiarmi a te e dirtelo. Invece di guardare la mia pancia sciogliersi. Colare tra le gambe e corrodere il mondo per tirarmi giù - ancora una volta. Mentre cerco parole stupide e in qualche modo mi ci aggrappo e resto dritta.
Ma che spreco. Davvero: che spreco.
Non ti preoccupare: non mordo. E non farò niente di inaspettato. A pensarci bene, potremmo pure continuare a vivere di finzione, il luogo ce lo consente - e io ho pure contornato di nero i miei occhi per contenere meglio tutto quello che hanno dentro.
Ma è la stessa settimana. È lo stesso posto. E ci sono successe dentro troppe cose.
Allora facciamo che mi tengo solo il ricordo più bello, di te che esci dalla sala e vieni proprio da me con quelle parole.
Così mi dimentico il resto.
Perché puoi farlo, puoi continuare a fare finta.
Ma per quanto tu possa indietreggiare.
Non mi sarai mai lontano abbastanza.

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