martedì 5 aprile 2016

gabriele mainetti | lo chiamavano jeeg robot

Compro orrore e indifferenza. Di prima qualità. Pago anche in contanti.
Cerco discorsi futili e disprezzo. Perché ne sono sprovvista. Falsità e opportunismo. Ne ho bisogno urgente.
In cambio svendo speranza e fiducia. Che tanto non servono a niente. Regalo cura, attenzione e amore. Non fanno altro che deludermi e io ne ho abbastanza.
Mi creo sorrisi, piuttosto, dalla bocca dagli occhi dal petto. Poco importa. Tanto non credo più che cambierà. Anzi, ne sono certa ormai.
Ci ho pensato e ho capito che siamo sempre sproporzionati, io e te. Perennemente sul punto di diventare eroi e con l'enorme terrore di farlo. Io sono partita, però. In qualche modo l'ho fatto, anche senza un costume a proteggermi l'identità. Tu socchiudi la soglia, invece. Ogni volta lo fai. Controlli la mia distanza e neppure ti rendi conto, di quanto vale la mia vita. Di quanto vale la mia vita con te.
Non ho niente da perdere, a dirtelo. Stai sicuro che lo farò. Ma non qui.
Solo che devi pensarci ora.
Perché quando il domani verrà.
Il tuo domani sarà.

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