È sempre una questione di musica che fa vibrare la pelle.
Sono ripetitiva - lo so.
Valutare il contesto, sentirsene in parte estranea e in parte totalmente avvolta. Forse è stare bene, e il terrore di dirlo troppo forte. Perché sappiamo già come va a finire e io non so se ho veramente voglia di raccontarlo a qualcuno. Probabilmente vorrei urlarlo, come stanno cercando di fare i miei occhi sotto la trappola del silenzio. Probabilmente vorrei urlartelo, ma intanto lascio parlare te - che hai una bella voce e non ti mancano le parole. Per me.
Una scommessa di tre giorni e ancora abbiamo le energie per farlo. Prendere i treni all'improvviso oppure continuare a stare sotto a un palco - trovarci quasi una routine. Magari provarci ancora, a credere in qualcuno. A credere che possa essere facile, per una volta.
Io ti guardo. Guardo tutto come un filtro che in mezzo ci sei tu. Anche se qui mi tolgono la luce. Anche se dovrei preoccuparmi, talvolta arrabbiarmi, almeno prendere un appuntamento.
Rendere grazie alla tecnologia.
Per una volta.
Crederci.
Oppure semplicemente.
Crederti.
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