Cosa che se potessi farlo, ti chiamerei, ora. Per dirti solo questa roba senza importanza, probabilmente. Che sono poi le piccole cose pesanti quelle che devastano con la loro assenza. Le stesse, altre, impercettibili esplosioni che ti fanno la vita di ogni giorno.Mi incammino un centinaio di minuti in questo anacronismo e tutto l'assurdo acquista un senso. Pure questa giornata di inverno estivo che batte sulla faccia e si arrampica dai lembi di pelle che non sono riuscita a coprire.
Una pizza gira ticchettando alle mie spalle e compare un sud ardente e sincero, dove i contadini la sera guardano la propria moglie e non la televisione, dove il perché delle cose che si fanno ce lo si chiede solo dopo e la gente se ne sta in silenzio per una ragione vera e non solamente per non sentire le risposte degli altri. Amicizia, imprevisti, progetti, discussioni, vino, paesaggi disabitati, mare, amore, risate. E musica. Insomma, quelle cose lì, che fanno parte della vita ma che poi devi uscirci un attimo per vederle davvero e provare a capirci qualcosa.
Un film così a me dà speranza che ci possa essere ancora qualcosa di buono in tutto questo. Che non si debba sempre arrivare al limite e sperare che non saremo davvero così fessi da ricascarci di nuovo.
Omettere di far del bene è l'educazione che usiamo per farci del male. Solo che poi gli effetti sono ancora più strazianti.
Le persone passano e ti lasciano addosso degli strani ricordi in forma di abitudini ormai completamente inutili.
Chissà se ce la faccio davvero a trovarmi un po' nelle splendide foto di qualcuno che non ho mai conosciuto...
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