Quando ho dormito nuda per sentire tutta la pelle toccata dal lenzuolo e quando sono ingrassata tre chili perché ho perso il conto delle maglie che avevo addosso.Quando ho pensato che se giravi a sinistra noi non ci saremmo più rivisti e poi tu a sinistra ci hai girato per davvero e quando le cose sono accadute lo stesso anche se non erano passate abbastanza macchine rosse.
Quando ti avrei portato a scopare nei parcheggi dietro ai capannoni industriali e quando alla fine ce l’ho fatta per davvero ad andare a vedere le luci della centrale elettrica. Così, col verbo coniugato in modo diverso, che tutti i nostri progetti al plurale non facevano altro che ferire i pavimenti contro cui inevitabilmente si infrangevano.
Un teatro immenso preme sulle spalle e ci rende composti intimorendo i nostri applausi. Ma possono inventarsi concerti dove vogliono: noi restiamo sempre quelli con il biglietto in tasca da settimane e nelle stesse tasche mai un soldo per il guardaroba in cui lasciamo i nostri ombrelli rotti.
Sul palco non si sa che cosa dire ma si suona attenti, mantenendo la posizione e questa è la roba bianca nel cielo che alza la marea dei nostri sguardi. Senza lacrimogeni, senza supermercati dalle grandi insegne o garage a nord di milano in cui nascondersi. Solo un disco nuovo che si inizia a portare in giro – che poi è uguale a quello vecchio e allora forse ci sono solo queste poesie distorte da leggere chiusi a chiave nel bagno, costruite sull'orgoglio di un unico accordo in cui ci siamo sedotti con parole brillanti.
La magnifica eccezione di passare del tempo biologico insieme e l'incantamento per le cose che ritornano uguali a loro stesse. Come le città, le coincidenze e i nomi che ci investono di ricordi in cui ci stiamo ancora scambiando corpi affamati di realtà, che per uccidere la confusione bastava non confondermi con niente e con nessuno. Per la saracinesca inceppata e questo supermercato che si esauriva restando sempre aperto mentre a pensarci bene non sapevi neanche dove abito. Per tutti i meravigliosi compromessi falliti e per tutte le statistiche inutili che ci davano perdenti prima ancora che il sipario si chiudesse travolgendo la violoncellista.
Per tutto quello che abbiamo sprecato e le categorie digeribili in cui abbiamo provato ad inserirci.
Addio fottiti ma aspettami.
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