Nelle foto di te che mi hanno mandato, stai dormendo.
La tua semplicità di chiudere il mondo là fuori. Di esaltarti per un giocattolo. Di ballare su una musica scema. Di addolcire lo sguardo per un solo gesto.
Tutto.
Ho lasciato che avvenisse. Senza opporre resistenza - come mi hai sempre detto. Perché per sopravvivere basta solo fare cose diverse negli stessi giorni. Forse non pensarci troppo su.
E continuare un poco così.
Senza sonno.
Come le cose che tornano dal passato ed avvolgono di nero le mie notti. Come le musiche che sono un'atmosfera e le lingue in cui si attorcigliano i ricordi. Riconsegnati in eleganti carte di festa - mi raccomando - che così vuole l'occasione.
Lì dove stavi seduto tu è rimasto il tuo calore evanescente. Che vorrei sapere cosa ti è scattato quando mi hai guardato negli occhi e hai deciso che lo potevi fare. Di non andartene, dico.
Io e te non combineremo mai nulla ma gennaio sta arrivando e siamo ancora tutti salvi.
Non serve a niente sommergerci.
Ci verranno a cercare.
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