Qui ci sono solo io, il cinema e questi titoli di coda che me li posso guardare tutti, fino all'ultima parola e poi resta solo il nero. Lo facevo quando non abitavo qui e l'ho imparato dagli altri intorno a me. Lo faccio ora e intorno ho solo particelle di intensa malinconia che devono appoggiarmisi dentro prima che sfugga via da questa sala.
Non mi capitava da tempo qualcosa che riuscisse a restarmi cosi appiccicato addosso. Forse anche qualcosa a cui concedermi così nuda e disarmata, senza voler capire troppo bene da che parte stare. Tanto qui non ha senso puntare gli aculei e cercare di non avere paura. Noi in questo ecosistema impazzito senza quella non possiamo mica viverci: non sapremmo quando è il momento di difenderci, reagire o scappare. E anche l'apparente continua felicità non sarebbe tanto meglio in quanto a questione di salvezza eterna.
Almeno non per noi. Che i momenti delle vite degli altri quando ci passano davanti sono come pezzi di spettacoli preziosissimi. Ed i singoli istanti delle nostre sappiamo portarceli dentro per sempre senza saperli raccontare mai.
La curiosità come armata schierata contro la tentazione del riccio. Come produzione ininterrotta di battiti cardiaci e respiri profondi.
Domani si va. E che sia uno squarcio di luce in mezzo a questa nebbia.
Come artiglio su tela.
Che sia.
È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il
silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti
sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo
miserabile.
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