sabato 15 marzo 2014

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Bisogna avere la natura di chi resta per saper tenere gli occhi ben aperti sugli addii. Stare dritti con la schiena e non cambiare la postura, perché è difficile correre senza dare nell'occhio. E vuoi mettere cosa sarebbe baciarsi di nascosto da tutti i nostri pensieri?
Bisogna avere una canzone - una sola - che non si porti dietro l'eredità di averci pianto sopra. Architettura artificiale di infelicità. Programma di salvataggio per chi, come noi, non è mai stato in reale pericolo di vita.
Io e te in questo ufficio e come sfondo i tremila regni di un singolo istante di vita. Poi tu fai due cose perfette - rimettere il telefono in tasca e dirmi che c'hai quei difetti lì ma non è che per questo non funzioni bene. E mi bastano per aggiungerti alla mia schiera di inarrivabili. Trapassarti con uno spillo ed appenderti alla parete del mio presente di passaggio che però non passa mai.
La gente si dispone in file perfette fuori dai teatri. Ed in questo dialogo si allineano le parole insieme al non senso di tutti gli ultimi giorni.
Guardandoti sorridere. E vedendo la luce che fa.
Ho pensato che forse sei qui solo per dirmi questo.
Non si improvvisa la felicità.

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