Costellazioni di solitudini che brillano come le finestre degli appartamenti il sabato sera. Quando fuori piove e dentro cadono i quadri a mostrare le crepe delle unghie sui muri che squarciano i ricordi.
Questo è uno di quei giorni che rovinano sempre tutto. A terra.
In cui dobbiamo brindare con vino rosso alla dittatura dei polpastrelli. Nel regno degli schermi sensibili e dei suoni artificiali che dovrebbero portarci la presenza di qualcuno che non c'è stato mai.
Qui dove il silenzio è una musica che lascia ancora più soli alla fine del disco. Qui dove passo nelle cose a complicarle, e me ne vado.
Come se parlarsi - io e te - non potesse essere un gioco.
Facendo finta, chiudendo piano la porta per non farmi sentire, di non sapere da cosa sto scappando.
Quando scappo di casa.
L'estate si spegne in una notte...
Vanno e vengono le mie inutilità / a stringermi la fronte tra le gambe,
mi manca un gesto solito, normale / la mossa rapida di accendere la luce / senza girarsi in casa di qualcuno.
È quanto basta a spalancare sotto i piedi / i precipizi dello sguardo, essere soli.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento