giovedì 17 settembre 2015

beirut | no no no

No, ma sparami pure addosso le domande che non ti sei fatto quando avresti potuto.
Scombussolami la vita proprio quando ci sto pensando già abbastanza bene da sola a farlo. Però agisci con stile ed affetto - che sono le cose che ti ho sempre riconosciuto. Fallo forte e dimmi tutto fino in fondo. Partendo dal perché lo fai, per esempio. Proprio ora.
Ci ho pensato, sai. A quello che sono riuscita a metterci dentro in circa 24 ore. E sono giunta alla conclusione che ho una certa idea di dove sto e quali strade non voglio prendere mai più. Però poi tu arrivi dal niente e mi spalanchi scenari di non essere - o di avrebbe potuto essere - e comunque non ho dormito abbastanza e conosci bene l'effetto che mi fanno i treni e - dio santo - mi dici con che occhi ci siamo guardati quando eravamo insieme e avremmo ancora potuto farlo?
Ho deciso che non ci penso. O che almeno ci provo. A non chiedermi da dove viene questo spazio che c'ho sempre dentro e non so se riempirlo o lasciarlo così com'è. Perché potevi esserci. Dentro a me che a volte vorrei essere due e altre volte soltanto uno zero totalmente libero dal dover fare per forza qualcosa. Dal dover prendere decisioni davanti ai bivi che poi avevi fatto la tua scelta e non ero io. Te lo ricordo.
Questa è l'ultima chiamata per un giorno che ora dormo.
Non voglio saperne delle tue canzoni dei tuoi messaggi e delle tue uscite fuori tempo e fuori luogo.
Nessuno arriva più nella notte, là dove c'erano due occhi spalancati che non ci potevano credere. Nessuno riporta indietro. Niente.
È stato nostro saperlo. In ogni caso.
È stato.
Oppure no.

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