Sopravvivere è necessario. Farlo bene è un capolavoro.
Non usare nemmeno più le parole - non ho più voglia di sentirle. Trasformale piuttosto in un suono - che i volumi si possono sempre alzare. Sempre.
E nelle parentesi - nello spazio che c'è tra una cosa e l'altra - si possono mettere sogni interrotti oppure pietre preziose. Vedi tu.
Io ci metto questo disco che è sentirmi a casa. In questa casa che dico di voler lasciare ma poi forse non me ne andrò mai. Perché se capisci come mai un suono così mi fa sentire piena da piangere, sei con me. Altrimenti sei fuori. E se non sbaglio nel conteggio c'è almeno una persona di troppo da tenere presente. Anche questo succede sempre.
Ma questa volta facciamo pure che quella persona non sono io.
Adoro quel frammento di silenzio. Quel momento sospeso di attesa prima di ricadere nel continuo della musica. Quell'attimo di apnea che poi arriva il prossimo respiro. Oppure no.
È lì che potresti trovarmi. Sempre un attimo prima della possibilità del nulla. O della possibilità del tutto.
È lì che dovresti cercarmi.
Se solo ti andasse di farlo.
O, semplicemente, te ne ricordassi.
Qualche volta.
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