L'invisibilità resta il mio segno.
Il mio cercare il mio aspettare il mio stupirmi e credere che qualcuno lo possa ancora suscitare - per una volta - in senso positivo.
Il fatto è che io ho troppa fiducia. E di base sogno - hai ragione tu.
Io sogno.
Dimmi quello che vuoi, allora. Scrivimi quando vuoi. Ignorami per sempre. Però poi vedi anche di dimenticarmi. Così che - se uno dei due lo fa - siamo già a metà dell'opera. E non è poco, mi sembra.
Non mi spiare, però. E non giocare - non più. Puoi ancora fare qualcosa, anche se ti sembra impossibile guardandomi dal tuo orgoglio e dalle tue sicurezze. Al di là del risultato, puoi ancora sorprendermi. Uscire con eleganza dal nascondiglio, tu per primo, per questa volta. Così che io la smetto di parlare con gli uomini in divisa sotto la pioggia e di camminare per questa città. Sopravvissuta come lei al violento lavaggio.
Dovevo correre da te per darti quell'abbraccio. Dovevo pensare che potevo essere al tuo posto. Dovevo e devo sempre dare possibilità alle persone. Perciò ne hai ancora anche tu. Almeno una.
Puoi prenderla - dimostrarmi che aveva un senso.
O in alternativa, puoi lasciarci stare: me e la mia illusione.
Ce la caveremo. Non ti preoccupare.
E ci faremo buona compagnia.
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