Non è vero che il tempo guarisce tutto. Ti mette semplicemente di fronte a quello che eri - alle scelte che hai fatto - con la consapevolezza di quello che sei oggi. Il passato non passa, ritorna, si infila in un secondo di questo presente e ti scompiglia. Sta prima della razionalità, in quell'attimo che è solo della pancia. Che non ti puoi spiegare e non ti puoi fermare e ti riporta indietro. Esattamente come eri - tutto quello che sentivi.
Solo poi, ci penserai.
È un teatro, è sempre quello. Cercarti - perché se c'è lui devi esserci anche tu. Il cuore che ha da dire la sua. Le gambe. L'istinto. E poi la mente, che l'attimo dopo arriva, mi fermo e capisco. Ma quel momento lì lasciamelo vivere, perché non sono più qui.
Un teatro, ma fuori. Ho perso il conto e la cosa più bella è sempre abbracciarti. Sentire il caldo, e la tristezza. Che le persone non le puoi acchiappare: solo affiancarti a loro nella vita che stanno facendo per il tempo che te lo permettono. O che glielo permetti tu.
Questioni di tempistiche e di esistenze.
Allora dimmi solo che cosa provi, quando mi hai vicino. Che poi mi lasci sempre andare. Dimmi com'è. Dimmi di te. E dimmi di questo mare di pensieri che non ci fa toccare.
Dimmi che non vuoi. Che te ne andrai. E che questo - nonostante tutto - mi farà un poco male.
Dimmi che c'è questo posto bellissimo. Dimmi che è come una nuova vita. E che mi verrai a trovare.
Dimmi che c'è ancora un'altra alba e questo presente.
Così io nel tuo scappare. Posso chiudere gli occhi. Sapere tutto.
E tornare a dormire.
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