È sanguinare. Avere qualche organo interno di troppo spappolato addosso. E sentire molto, molto freddo.
È il bisogno di scrivere, di stare sotto le coperte, di non pensarti. Di non pensare in generale. Di stare bene - per una volta.
Ondeggiare in tutte le mie vite. Così da non essere mai troppo presente. E neppure troppo precisa.
Averti una sera - una soltanto ma tutto per me - e accettarlo. Accettare che è tornato l'omino a dirmi qualcosa da dentro la pancia. Ma non lo capisco, ci provo, non ci riesco, sono distratta. Sono distratta da quello che provo a non considerare di te.
Qualche volta le equazioni le risolvo. Tipo che possono essere complicatissime, ma poi il risultato per me è sempre uno. La maggior parte delle volte, però, mi perdo nei corpi nella confusione nelle mancanze negli attimi presenti e nella capacità di fingere. Mi confondo col silenzio - che è la spiegazione di molte cose. E poi dormo.
Così le parole che vorrei dirti non possono evadere dalla prigione del mio sogno. Le vite non si scombussolano. E tutto resta come deve restare. Tranquillo.
Gli otto personaggi dentro di me destinati ad uccidersi si sono dati appuntamento in mezzo al nulla. Inganneranno la tormenta e porteranno con sé il proprio messaggio.
Non lo saprai mai.
Se non farai nulla. Tu.
Non lo saprai mai.
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