
Grandi, neri e incazzati.A voi tutti, ecco gli afterhours. Quelli veri: versione estiva. Se così lo vogliamo considerare questo tour che di solare ha giusto la collocazione stagionale e il sudore che è ormai una seconda pelle sotto la quale ci si impegna tutti a respirare nell'attesa.
Poi entrano loro, in un abbigliamento così scuro e pesante che ti chiedi se ce la faranno ad arrivare alla fine, trafitti da pannelli di calde lampadine gialle molto rock, che disegnano i loro profili ancora più neri nel buio immobile.
Poi iniziano a suonare e ti fregano. Ti innanellano lì una sfilza di pezzoni da rabbia e chitarra distorta che non lascia tregua.
E ti rendi conto che le forze non si sa bene da dove arrivino ma ci sono. Che se dicono che il minestrone d'estate è un alimento dissetante, allora anche questa infilata di energia cattiva altro non è che l'ossigeno di cui si ha bisogno per arrivare fino in fondo ad oggi. Un po' come il tuo odore, non era così?
Milano è solo di passaggio ed è in questo assurdo paesino della provincia bolognese che li ritrovo. Bandita l'acustica e senza convenevoli di rito, che il manuel che continua a dirci 'grazie' non ci piace mica tanto. Con tanto di mascotte xabier iriondo: non è del tutto chiaro se sia tornato negli after o negli slipknot, ma con i suoi codini riporta tutti ai tempi di germi. Anche quelli che non c'erano ancora. E questo è meraviglioso.
Ok ragazzi: rimanete sempre lì che il posto migliore in cui posso essere è qui sotto al palco. E non importa per quante volte o con chi. Continuate a starci sopra voi - stronzi quanto basta - che qui sotto si urla da soli e il livello lo si supera abbondantemente.
Non abbiamo bisogno di sentircelo dire da nessuno.
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