martedì 19 ottobre 2010

the tellers - close the evil eye

Ma sarà poi amore questo qua? Quando ci si aggrappa all'idea di un sentimento per nascondere bene di essere soli. E si finge di dimenticare che ciò che conta davvero non è mai la durata, ma l'intensità.
Le parole sono pietre preziose: vanno usate con rispetto e serve una luce vera per farle brillare. Qui, invece, si buttano a terra come carte di caramelle e io ne ho abbastanza di tutto questo zucchero: sapete bene che quello di cui ho bisogno ora è solo il bruciare del sale.
Sono tornata per coniugare al presente i miei ricordi, ma mi sono accorta che serve scontrarsi col nuovo per capire quello che abbiamo vissuto ieri, mentre le tradizioni non sono altro che i nostri programmi per quando ci sveglieremo domattina.
Si è rialzato il vento leggero del nord che ci porta le urla d'oltremanica traducendole in sospiri. Non ce la si fa ad essere cattivi quando le inconfondibili sonorità indie-rock diventano saltelli che non riesci ad afferrare. Si doveva nascere con una voce diversa - forse - e magari anche in un altro stato. E non avere come marchio di fabbrica questa acustica volante dal retrogusto francese.
Mi sono chiesta se fosse meglio avere qualcuno da lasciarsi alle spalle quando si parte o a cui andare incontro quando si arriva, ma ora so che volevo solo una persona con me durante il viaggio. Per poter chiudere gli occhi stanchi e appoggiare la testa su una spalla conosciuta. E non dover avere più timore di nulla, almeno per qualche istante.
Aspetto che i miei capelli crescano selvaggi e che le notti ritornino tranquille. Non so a cosa serva, ma qualcuno mi ha detto che there's no fear in the morning 'cause I dreamt of you again. E avete tutti sperimentato che, anche se cammino da sola, ci sono sempre molte cose che voglio vedere prima di mettere la parola fine.

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