Ti ho mandato un pensiero. Ma forse non l'hai ricevuto.
Poi te ne ho mandati altri cento ed altri mille li ho fatti sbattere contro la pelle. Ma dall'interno.
Perché mi serviva sentirne il movimento veloce e confuso. Il rumore secco dei loro urti nel silenzio. Per sapere che cosa fare.
Ho queste parole piccole e formattate. E poi ho quello che vorrei dirti che è molto più articolato. Che è sproporzionato al modo in cui parlerebbero tutti se fossero me. In questa me verso di te.
Allora spingo contro lo schermo così che i caratteri poi ti arrivano in rilievo e riescono a toccarti. A raccontarti l'amaro che fa il perdere te. Proprio ora che non so chi sei e non ho neanche capito come collocarti nella mia vita - sempre che abbia senso trovare un posto preciso ma in ogni caso che non ne sia fuori.
Per nostra signora sincerità e per tutto quello di me che non sai. Partire in esplorazione dei tuoi organi interni. Poterci scoprire senza aver imparato come. Andare oltre questa interruzione di corrente che ci lascia spezzati.
Perché se finisce così sei una cosa non successa e basta.
Invece io voglio farti rimanere.
In me.
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