Quando la fine arriva, ha l'intensità di un pugno nello stomaco. Prevederla, accompagnarla con lo sguardo rallentato, sentirla lanciata addosso. Tutto questo non implica scansare l'impatto.
Proprio no.
Ora si può giocare sulle rimanenze. Sulla strada che manca a tornare a casa o sulla mia società unipersonale al collasso. Oppure si potrebbe fare che ci pensi seriamente e riconsideri pure la mia candidatura. Visto che sono tornata sotto il palco a sentirti ed ho confezionato la mia vita in pacchetti di musica da lasciare per il mondo come testamenti amplificati di quello che sono. Per quello che sono.
Ho pregato l'omino che tira da dentro la mia pancia di darmi una settimana qualsiasi per capire se ne vale la pena. Imparare a digerire i dialoghi dei nostri corpi nudi, partire in esplorazione di quello che sei. Provarci - per una volta - ad abbracciare gli alberi.
Oppure abbandonare tutto e stare qui.
Per continuare come al solito.
A pretendere di più dai tramonti.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento