È che con i tuoi ringraziamenti non contribuisci in alcun modo ad alterare la situazione della tua assenza. E lo sai.
Ci vorrebbe un'intenzione qualsiasi. Sì. Qualcosa su cui puntare. Affidarsi e rischiare. Come io ho fatto con le mie gambe.
Le conosci bene, tu: le hai viste a lungo. Le hai sentite accartocciartisi addosso. Le hai guardate cedere e poi spuntare abbronzate dai miei vestitini troppo corti. Quello che non sai è che a volte mi danno le vertigini. E che non sempre mi portano fino a dove vorrei, ma poi mi ritrovo comunque a casa. Il che - unico fronte di resistenza contro gli incubi della mia mente - è quantomeno fantastico.
Non che sia importante, poi. Individuare il momento esatto in cui qualcosa inizia a piacerti. Musica come questa, per esempio. Oppure qualcuno che non avresti detto mai.
È un'infezione che ti scorre sottopelle e non puoi capirla nei modi facili che abbiamo a disposizione per conoscerci la vita. Nel regno delle informazioni per tutti che poi non sono per nessuno e lì dove io non ti cercherò mai. Perché lo trovo così sleale, ecco. Sleale per entrambi.
Fino a quando ci sarà neve sulle montagne e le fiamme rosse mi rincorreranno. Non posso credere nei miracoli anche quando me li ritrovo davanti. Che l'italia si sveglia ed è un altro lunedì.
E riparto con te.
Avvoltolata nella stanchezza.
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