sabato 22 novembre 2014

thegiornalisti | arci ohibò milano | 20.11.2014

La stessa incredulità che dà sempre la bellezza quando ti assale di sorpresa. Non importa quanto sia semplice. O leggera. O autocelebrativa. Quanto sia meglio essere a un tot di chilometri da te e pure quanto sia vero che tu proprio non potevi esserci.
Devo pensare ad altro. Devo capire che cosa mi ha fatto stendere sul pavimento quella sera. E perché ho faticato tanto per essere qui, ora, senza sapere più come andare oltre. Senza sapere come chiedere di farlo.
Si possono giustificare anni di silenzio? Si possono ridare indietro in qualche modo le parole non dette? Si riesce davvero ad uscire da un ruolo senza che tutta la scenografia crolli sulla scena?
Se nel sonno si completa la nostra solitudine, non è stando sveglia tutta la notte che riuscirò a trovare un posto vicino a voi. Non penso proprio funzioni così. Quindi lasciami riposare contro. Contro quello che devo sistemare e contro il tuo corpo.
Mi sembra il modo migliore.
Come chiudere il concerto con la stessa canzone che l'ha aperto.
Come fare le stesse cose in quel modo diverso che le rende nuove.
Guardarti negli occhi chiusi.
E così forse ce la si fa.

le quattro di notte. il sonno che sbatte. 
contro un muro di ansie che bruciano il corpo e le ali.
la muscolatura che si fa più dura. 
contro questa notte che si fa più dura e mi fotte.
ma dormiremo mai?

Nessun commento:

Posta un commento