giovedì 26 febbraio 2015

zerocalcare | dimentica il mio nome

Per noi roma è il mare. È una culla, un mostro e in ogni caso non la sappiamo abitare. Poi roma è un tratto, un segno nero. È l'acqua piatta in cui nuotano le ombre ma è pure una sera con un fumetto in mano. Capace che ti aiuta a tenere a distanza il silenzio, che ti spinge più in là il vuoto. E ti dà pure una casa a cui poter tornare.
Sì insomma, non è granché, ma qui è dove sto io. Per te che non mi fai esistere, questo è il mondo della fantasia. Delle malattie infettive, che sono febbre troppo alta oppure paura allo stato puro. È un mese di nulla ed il telefono che squilla come in vent'anni non ha squillato mai.
Mi dici poco - forse non sai neanche come farlo. E io faccio una fatica immensa ma sto lì, con le crepe nella corazza che si allungano e mi squarciano. Penso al letto in cui stai e penso a quello in cui starò io. Danzando con tutti i demoni dei giorni in cui ci siamo cercati senza riuscire a toccarci mai.
Tutto questo non l'ho imparato da te, ma l'ho imparato proprio per te. Amare ogni attimo. Amarti.
E da montagna o rovinosa frana.
Esistere.

l'incertezza. l'opacità. i coni d'ombra della tua vita e di quella di chi ami. 
sono tarli che rodono. scavano. aprono falle.

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