Chissà tu cosa hai pensato quando mi hanno lasciato sola.
Se l'avevi già capito che l'avrebbe fatto e ti tenevi pronto. Oppure se ha sorpreso anche te e ti sei trovato a fare i conti con una me stessa incrinata e umida.
Tu, che non ci sei abituato e che ci hai provato a modo tuo.
Tu, che alla prima telefonata sapevi già tutto mentre io per capire quella stessa cosa ci ho rimesso un pezzo di me. Però a casa per pranzo ci sono tornata lo stesso. E in spiaggia sotto il sole alla tua telefonata ho risposto - anche se non sapevo che eri tu. Anche se mi veniva da piangere e per me era un giorno triste, come quello prima e come quello seguente. Anche se non lo avevi mai fatto di chiamarmi di persona per dirmelo.
Chissà cosa pensi ora. Mentre io parto e tu resti sempre qui e ti accontenti delle mie risposte sterili per girare il mondo. Mentre faccio un altro passo della mia vita e chiamiamola, se vuoi, responsabilità.
Chissà come mi vorresti. E se lo pensi che sono bella quando ogni tanto torni a casa e mi trovi lì. Se mi vorresti toccare per essere sicuro che ci sono ancora o se ormai ti sei abituato alla mia assenza e ti basta rimirarmi da quella distanza che hai sempre tenuto tra di noi.
Chissà se ti siamo mai mancate, io e la mia fame di abbracci. E se davvero non fa differenza che me ne vada via per tre giorni o per tre anni, visto che al ritorno non sai dirmi sempre la stessa cosa.
Il passato non è un alibi, ok, ma tu mi hai fatto male di silenzio quando non potevo difendermi e ho costruito muri troppo alti per stare su. Di fronte a te.
Questo è tutto quello che posso fare per provare a dirtelo.
Io l'ho capito dai tuoi gesti e tu non puoi controllarmi.
A volte non sbaglio, lo sai?
Papà.
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