sabato 12 marzo 2016

wintersleep | the great detachment

È stato troppo difficile per me incontrarti nel momento sbagliato.
La mia fragilità all'estremo. La mia immensa voglia di averti accanto. E tu, con i tuoi pensieri neri incastrati tra le sopracciglia e la paura di essere braccato negli occhi.
Eravamo fatti per scontrarci e per sfuggirci. Eravamo fatti per riconoscerci e poi legarci il petto. Eravamo fatti. E ci siamo fatti male.
Io, almeno, ti ho messo in mano le armi migliori.
Vivevo di noia e della mia lunga insonnia. Vivevo nei luoghi in cui bisogna guardare in faccia il terrore e l'ansia. Dove bisogna saper calmare i nervi e contenere l'anima. Vivevo sola - senza neppure me stessa. E avevo molto freddo.
Poi è arrivato il giorno in cui ho capito che non dovevo più scendere in centro. Perché già ci abitavo dentro. Quello in cui ho sperimentato che le cose restano sempre dove le hai lasciate. Ma alcune tornano e chissà se mi vedrai addosso quello che sono, adesso - se mai un giorno saremo ancora uno di fronte all'altro.
Non aspetterò che scappi. Questa volta non ti aspetterò.
Non farò cose spiazzanti perché ti ho già detto tutto. E tutto quello che ho da dire si può riassumere con me e te.
Una parte di noi lo sa. Poi un'altra pensa che sia meglio se ci stiamo lontano.
Funziona così, si combatte ancora.
Possiamo vedere come va.
O ritirarci fin da ora.

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