Lo schianto.
Però ho fatto in tempo a vedere che ti affacciavi, sai? A cogliere anche l'attimo in cui hai pensato che forse potevi seguirmi - chissà se per paura o per amore. Che potevi buttarti pure tu. Anche se non c'ero più io qua sotto a prenderti.
Ma poi ho dovuto chiudere gli occhi e allora non so se lo hai fatto succedere oppure no. Perché quando il tuo corpo avrebbe dovuto precipitare di fianco al mio, io non ero più lì per vedere a quanta distanza da me saresti arrivato.
Conoscendoti, però, avrai preferito il tappeto bianco che ho srotolato ai tuoi piedi per agevolarti l'uscita dalla mia vita. Avrai sceso le scale di corsa per tornare in fretta a quello che eri. E non credo neppure che tu ti sia girato a guardarmi - lì, al suolo - passandomi vicino.
Sono ancora a terra. Io e tutte le cose che mi scivolano dalle mani, frantumandosi. Lo sono per i miei dialoghi aperti con la forza di gravità. E per quello che da qui dovrei capire. Forse.
Al mio vestito rosso. Ai diversivi. Ai dischi tristi ed alla felicità.
Io che neanche ti volevo mio.
Addio fottiti.
Ma aspettami.
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